Come gli influencer e il no profit si avvicinano, coinvolgendo e ottenendo risultati di impatto globale.

Fino a poco tempo fa fare influencer marketing significava entrare in relazione con una celebrità che avesse affinità con l’azienda o che fosse sensibile alle attività di una organizzazione non profit, chiedendogli di parlarne al pubblico di riferimento. Con il tempo, però, il termine influencer ha assunto una nuova accezione.

L’influencer marketing non solo può aiutare le organizzazioni a ottenere maggiore visibilità, ma anche a costruire fiducia e credibilità, sopratutto in ambiti come quelli delle donazioni.

Una santa verità quella di Luca La Mesa, presidente di Procter&Gamble Alumni Italia, nell’affermare che al crescere della propria visibilità in rete, cresca anche la propria responsabilità. In che modo allora gli influencer e il no-profit possono avere un legame e creare un forte impatto sui follower?

L’esperto lo ha raccontato in una intervista al Marketers World 2019, sottolineando l’importanza del ruolo degli influencer che possono sfruttare la loro notorietà per promuovere cause di una certa rilevanza.

Come gli influencer sposano il no-profit

Pubblicando un qualsiasi contenuti su IG, i nostri cari influencer raggiungono centinaia di migliaia di persone, a volte anche milioni. Comunicano qualsiasi cosa, dall’utilizzo di un prodotto per cosmetica, alla partecipazione ad un evento. Perchè quindi, non sfruttare l’enorme potenziale per comunicare ed invogliare il proprio audience alla partecipazione ad una iniziativa no-profit.

Luca La Mesa sostiene che se utilizziamo i social in maniera sana, piuttosto che soltanto per apparenza, attivando le proprie community è possibile ottenere un impatto e un risultato maggiore, amplificato. Ha inoltre proposto delle strategie alternative per portare i propri seguaci a sostenere cause no profit di diverso tipo. Una di queste è “Una Donazione Con“, la quale consente di minimizzare i rischi spesso associati alla richiesta di donazioni in denaro (per esempio per l’impossibilità di assicurare un’adeguata gestione dei fondi raccolti), proponendo un format che tutti gli influencer possono replicare facilmente e in modo sicuro.

A questo proposito, nel corso del suo intervento all’evento Marketers World 2019, Luca La Mesa ha ricordato l’episodio in cui un suo amico ha fatto un appello sui social relativo alla necessità di ottenere delle coperte da distribuire ai senza dimora durante i mesi in cui si registra un clima più freddo. L’iniziativa, lanciata sul web, è diventata in poco tempo virale, coinvolgendo anche numerosi calciatori e riuscendo ad ottenere migliaia di coperte regalate in numerose città italiane. L’iniziativa è stata notata anche da Ikea, che ha deciso di donarne altre migliaia.

Un esempio davvero importante a testimonianza di come i social, se usati nel modo corretto, possono spingere le persone a sposare questo genere di cause.

Altro modo per poter sfruttare la popolarità di questi personaggi, è attraverso la raccolta fondi.

Un modo molto diffuso di sfruttare l’influenza che tali individui hanno per spingere le persone ad aderire a cause sociali o ambientali è attraverso la raccolta fondi: un esempio è quello dei noti content creator The Jackal che hanno realizzato un video in cui invitano il pubblico a effettuare delle donazioni all’associazione no profit Action Aid per supportare dei bambini in Africa.

Non solo macro influencer

Come abbiamo visto, gli influencer possono rappresentare un valido canale nel coinvolgere le persone nella promozione di iniziative no profit. Ma come ha sottolineato Luca La mesa, “non serve essere dei super influencer”. Che siano macro, ma soprattutto che siano micro influencer da 20mila, 50mila, 70mila follower, ogni personaggio ha un grossissimo potere legato alla sua rete di contatti nel momento in cui comunica un messaggio a sostegno di un’idea.

Con Vidoser ne abbiamo avuto la conferma. Attivando campagne a scopo sostenibile come per Ecosia ed altre, i risultati ottenuti da parte dei nostri micro influencer hanno raggiunto numeri altissimi.

La forza dei micro influencer è il coinvolgimento di un audience più in target, che sia come lui e che si identifichi nelle sue filosofie di pensiero. Un engagement rate più alto che si tramuta in valore a livello globale.

Pensate a questa forza unita alla potenza dei nuovi social, come ad esempio TikTok, in grado di raggiungere miliardi di persone.

E se miliardi di persone iniziassero a prendere parte ad attività a scopo sociale o ambientale?