Il Web Summit di Lisbona si identifica come uno degli eventi sull’innovazione più importanti al mondo, 70mila persone riunite per confrontarsi sul digitale e il suo futuro.

Forbes l’ha definito come “la migliore conferenza di tecnologia sul Pianeta”. Un posto dedicato all’innovazione, dove non si parla a sproposito di futuro, ma soprattutto dove giovane, startup e innovativa sono parole che non seguono necessariamente quest’ordine canonico. Quest’anno, come quelli passati, i giovani al Web Summit di Lisbona erano davvero tantissimi. ERAVAMO tantissimi.

14 palchi e centinaia di stand dove assaporare la fame di modernità e nuova reputazione, forme di economia sempre più intangibili e aggregatori di servizi tecnologici e piattaforme di social collaboration: è qui che si sono integrate perfettamente le start up, divise per settore e per fase di crescita.

Altro momento di network è stato senza dubbio creato dalle vaste aree dedicate al ristoro che hanno coperto le esigenze di tutti i partecipanti, favorendo chiacchiere, conoscenze e confronti continui.

L’organizzazione

Il WebSummit, circa 70mila persone. Sin dall’arrivo in aeroporto, non c’è stato angolo di strada che non abbia suggerito come raggiungere l’evento. Dentro le metropolitane i percorsi sono stati segnalati al dettaglio. La registrazione? Direttamente in aeroporto, aiutati da centinaia di volontari che parlavano in inglese o in italiano, in meno di un minuto i partecipanti avevano il loro badge al collo.

Ogni via era stata pensata per portare all’evento con facilità, i movimento della grande onda di persone sono stati garantiti senza file anche nei momenti di maggior affollamento. Wi-fi continuo e ovunque, app con cui gestire il proprio check-in, segnalazioni sulla base degli interessi più affini. Contenuti, mappa, network. Aree con tavolini e prese di corrente per coloro che volevano fermarsi a lavorare tra un intervento e l’altro, trascrizione in tempo reale degli speech.

Pare che sia stato pensato proprio a tutto.

Lisbona ha investito nel Web Summit con contratto decennale, con l’intenzione di posizionarsi come polo europeo per l’innovazione. E ci sta riuscendo.

Il Web Summit 2019: il nostro.

Il Web Summit è un luogo di e per curiosi. Per chi è appassionato di tecnologie, che abbia 20 o 60 anni, che conosca Commodore 64 o sia campione di Fortnite, ascoltare dal vivo personaggi come Al Gore, Rohit Prasad (lo scienziato che ha messo insieme il cuore di Alexa), Katherine Maker (presidente di Wikipedia), Brad Smith (presidente di Microsoft), Juan Branco (presidente di Wikileaks) o Werner Vogels di Amazon sui temi delle grandi trasformazioni sociali è un’esperienza irripetibile. Interessanti sono stati anche gli interventi di Edward Snowden e Guo Ping, presidente di Huawei, per quanto controversi i personaggi.

Tante le sessioni sulla creatività e sui contenuti dove Canva, Mozilla, Spotify, Shazam, Mailchimp, e tutti i lovemark del secolo digitale hanno avuto un palco per raccontarsi.

Chi è appassionato di informazione quest’anno ha potuto ascoltare le grandi trasformazioni nel campo dell’editoria raccontate da editori e content maker dei principali giornali internazionali, dal New York Times a Condé Nast, Usa TodayTime, Vice.

Per i tecnocratici, sviluppatori e programmatori erano davvero tanti i workshop e gli appuntamenti di aggiornamento organizzati da tutti i brand di riferimento: Microsoft, Amazon, Siemens, Booking, Digital Ocean, Mozilla, Google…

Durante le Panda Conference imprenditori e manager di grandi aziende come Ikea, Sky, BlackRock, JP Morgan, P&G, Forbes, Lamborghini, hanno raccontato come immaginano il futuro e proposto nuovi modelli di ispirazione.

Ed infine ecco le start up. Un ampio spazio concesso ai piccoli grandi imprenditori che hanno avuto la possibilità di farsi conoscere davanti ad un’intera platea di capi d’azienda e investitori. Spaziando in ogni settore, dal turismo, alle risorse umane, alla salute, all’entertainment, ai contenuti, pitch continui su quattro palchi differenti ma anche appuntamenti in un’apposita area dedicata a investitori e venture capital.

Vidoser, con grandissimo onore ed orgoglio, è stata selezionata tra le start up che hanno avuto il piacere di prendere parte ad un’esperienza simile, intervenendo sul futuro dei contenuti.

Il nostro Business Developer, Federico Tudisco, con non poca emozione e soddisfazione, ha presentato il nostro modello di business raccontando la nostra fame di successo, che ci sta aprendo le porte all’internazionalizzazione. Il grande interesse riscontrato negli ascoltatori ci ha permesso di tornare a casa ancora più carichi e vogliosi di crescita.

Tenetevi pronti. Siamo affamati ed affiatati, e da Gennaio, cari lettori, entriamo in Europa!